Proposte per un’ economia eco-solidale nella Regione Lazio

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A. L’AltraEconomia per un’altra società: equa, partecipata, sostenibile.

Come organizzazioni dell’Economia Solidale che operano da anni nel territorio della Regione Lazio – associazioni, cooperative, reti, spazi, realtà formali e informali – pensiamo che l’Altra Economia sia parte di un laboratorio permanente di costruzione di un’altra società: una società equa, partecipata e sostenibile. Fino a pochi anni fa molte delle nostre esperienze erano considerate tutt’al più con curiosità o come delle nicchie di mercato. Oggi, in molti casi, non parliamo di possibili alternative, ma di percorsi obbligati. Di fronte alla crisi finanziaria, economica, sociale, ambientale e di democrazia che stiamo vivendo, la green economy non basta, né le sostenibilità economica e ambientale possono rappresentare da sole fattori e veicoli di trasformazione. Debbono, infatti, coniugarsi ad una sostenibilità sociale attenta alla costruzione di una comunità fondata sulla partecipazione e sulla consapevolezza delle persone di poter incidere sulle decisioni ed essere, quindi, esse stesse portatrici e protagoniste di cambiamento.

L’Altra Economia che stiamo costruendo è un’economia diversa e solidale, capace di creare posti di lavoro, di garantire diritti, di accrescere la consapevolezza individuale e collettiva sui processi economici e sociali in atto, di pensare ad una comunità di cittadini e persone e non di consumatori, clienti e produttori.

 B. Tre direttrici per prendere nuove strade

La politica istituita, soprattutto a livello territoriale, se vuole sostenere queste esperienze senza ripetere errori e incertezze del passato, deve, innanzitutto, cambiare il proprio approccio ai problemi e muoversi, a livello metodologico, lungo tre direttrici generali:

  • Impostare azioni stabili, superando l’elargizione una tantum: basta con fondi non mirati, incerti, a pioggia. L’istituzione deve concordare e impostare piani pluriennali che possano contare su fondi programmati, spazi, servizi, sostegno, competenze, professionalità;
  • Rifiutare il green washing: la relazione tra Altra Economia ed istituzione deve nutrirsi di autonomia e sussidiarietà. Il primo ambito in cui la Regione potrà misurarsi con un vero e proprio cambiamento di modello è un diverso svolgimento del proprio ruolo di operatore economico. Convertire in direzione dell’Altra Economia tutte le spese e i consumi dell’amministrazione, delle sue agenzie e dei servizi che decentra verso una piena sostenibilità – democratica, sociale, ecologica ed economica – sarà la prova più evidente di un’autentica volontà di cambiamento;
  • Garantire partecipazione e trasparenza: esse devono essere la cifra del cambiamento del metodo di governo e di deliberazione della prossima giunta. Non ci bastano consultazioni cui poi non seguono mai pratiche, ma ci impegniamo a collaborare per la costruzione di spazi di deliberazione e partecipazione permanenti trasversali, per una coerenza delle politiche che trasformi l’Altra Economia da settore a un laboratorio permanente di nuova cittadinanza consapevole.

 C. L’AltraEconomia come nuovo sguardo per governare la Regione.

 Quali obiettivi

Perché l’AltraEconomia non sia più considerata un’esperienza settoriale e marginale della nostra società, ma venga assunta come un nuovo sguardo con cui governare la Regione Lazio poniamo il rafforzamento delle esperienze che la animano come obiettivo fondamentale per la costruzione di un’altra Regione che trova concretezza in un piano d’azione che abbiamo voluto declinare in alcuni obiettivi generali:

  • Promuovere l’AltraEconomia a livello regionale rafforzando le esperienze esistenti, e stimolando nuove sperimentazioni diffuse e interconnesse, destinando maggiori risorse agli Enti locali del Lazio e ai municipi della Capitale. C’è bisogno di risorse per attività di promozione di esperienze esistenti o in via di realizzazione; di centri di diffusione e ricerca dedicati ai temi dell’Altra Economia sui territori; di luoghi pubblici e sedi a disposizione per iniziative e attività continuative legate all’economia alternativa; di iniziative anche temporanee e periodiche, che promuovano corsi di formazione, attività di informazione e tutte le iniziative che saranno proposte per estendere sull’intero territorio regionale la creazione di una pluralità di luoghi e reti di Altra Economia, accogliendo anche esperienze provenienti dalle reti di economia solidale attive nel resto dell’Italia e all’estero e rafforzando l’idea di una cooperazione decentrata sempre più solidale con i Sud del mondo.
  • Sostenere le attività di studio, formazione, ricerca e sperimentazione, in particolare quelle avviate dai gruppi e dai laboratori impegnati nel dibattito sui temi della futura economia, in modo da preparare le modifiche che è urgente apportare al pensiero economico dominante.
  • Avviare e rafforzare pratiche di governo attente alla questione di genere, riconoscendo l’importanza del ruolo delle donne nell’AltraEconomia, basato sulla loro capacità di liberare una creatività, una “fattualità” e una visione che sono modalità di approccio, di analisi e di azione fondanti di un paradigma economico “altro”.
  • Sostenere la diffusione delle esperienze che promuovono l’AltraEconomia coniugandola operativamente a nuove forme di responsabilità sociale, valorizzando in particolare la diffusione delle esperienze di cooperazione sociale per l’affermazione di un nuovo welfare non assistenziale.
  • Sostenere le attività che promuovono una cultura dell’AltraEconomia valorizzando il contributo dell’Arte e della Cultura nella costruzione di un diverso modo di pensare, a partire dagli spazi teatrali recuperati e liberati.
  • Rifondare il contratto sociale sul riconoscimento di una gestione pubblica dei beni comuni che si concretizzi nel contrasto alla spinta alle privatizzazioni dei servizi pubblici, nella ripubblicizzazione dei servizi privatizzati, nel ripensamento in chiave partecipativa delle forme pubbliche di gestione, nella declinazione di tutti i beni comuni, naturali e sociali da sottrarre alle logiche di mercato: acqua, energia, mobilità, comunicazioni, abitare, istruzione, assistenza, sanità, beni culturali, spazi urbani e non.
  • Attraverso la restituzione dei beni comuni alla gestione pubblica, avviare il processo di progressiva riduzione della finanziarizzazione dell’economia a partire proprio dalle multinazionali dei servizi pubblici che, oltre a gestire in chiave privatistica (cioè con l’unico obiettivo di massimizzazione del profitto) servizi essenziali del vivere, sono ormai protagonisti di vere e proprie speculazioni finanziarie e dell’acquisto di partecipazioni in imprese in tutto il mondo, compresi i paesi poveri.
  • Nell’ottica di una politica attenta alla gestione e valorizzazione del territorio, riconoscere il ruolo centrale delle politiche agricole, capaci di incidere sui modi di produzione e consumo in agricoltura, ma non solo. L’agricoltura biologica rappresenta un modello che salvaguarda e valorizza le risorse, nel rispetto dell’ambiente, del benessere animale e della salute di chi consuma; un modello, quindi, capace di indirizzare in senso ecologico i comportamenti degli operatori e dei cittadini. In questo senso la filiera corta, anche attraverso il sostegno ai gruppi di acquisto legati al consumo dei prodotti biologici è il modello verso il quale le politiche regionali dovrebbero indirizzarsi, per sviluppare un confronto ampio tra il mondo della produzione e del consumo. L’Agricoltura biologica ha ormai consolidato l’intervento anche in campo sociale realizzando esperienze significative di Agricoltura Sociale. La Regione Lazio dovrebbe in tempi rapidi legiferare in materia e garantire l’uso delle terre pubbliche incolte alle esperienze di agricoltura biologica, sociale e ai giovani agricoltori.
  • Costruire reti di mobilità alternativa che ripropongano un vivere le città come beni comuni, nel rispetto della sicurezza dei cittadini (soprattutto quelli che per condizione o età vivono una mobilità più circoscritta ai luoghi di vita), dell’ambiente, del riequilibrio tra strade pedonali, percorsi ciclabili, vie di accesso ai borghi e ai quartieri e strade di scorrimento. Reti di mobilità, infine, orientate alla transizione dall’uso di mezzi privati all’uso di mezzi pubblici (dando la priorità alla riqualificazione della rete regionale del trasporto su rotaia che scoraggerebbe l’utilizzo del mezzo privato da parte delle decine di migliaia di pendolari, migliorandone le condizioni di vita), car-sharing e biciclette.
  • Riconoscere e valorizzare la microimpresa popolare, accompagnando i processi di emersione di lavoro irregolare, insicuro e sottopagato, eliminando forme sempre più diffuse di caporalato e ricostruendo le filiere laddove necessario.

D. Dalle nostre esperienze e competenze 12 proposte

Sembra opportuno richiamare 12 misure e interventi che in una logica innovativa vanno nella stessa direzione delle nostre esperienze e competenze acquisite, ma che possono anche costituire, una volta estese all’intero territorio laziale, un valido sostegno alle iniziative di economia realmente alternativa:

1)         Promozione dell’agricoltura urbana e della co-produzione, sull’esempio di molte città europee e non, affinché crescano spazi condivisidi generazione e promozione di legami sociali e culturali, in grado di creare situazioni di benessere psico-fisico e relazionale e al contempo occasioni per fare attività fisica e coltivare ortaggi adatti ad una sana alimentazione ( vedi esempio dei Jardins Partagés a Parigi o le esperienze della rete internazionale Urgenci).

2)         Promozione dell’agricoltura sociale, come nuova di sinergia tra agricoltura biologica rispettosa dell’ambiente e processi di integrazione sociale delle persone in condizione di svantaggio, in un ottica di costruzione di nuovo modello di welfare territoriale non assistenziale.

3)         Promozione e rilancio della piccola distribuzione. Molti Gruppi d’acquisto e reti di economia solidale locale privilegiano l’autorganizzazione nella distribuzione dei prodotti preferibilmente locali, anche sfusi, strutturando concrete esperienze di piccola e media distribuzione pure informali. Alcune di queste esperienze, oltre a ridurre sprechi e rifiuti, creano occupazione attraverso la realizzazione di servizi di trasporti di magazzino, di piccola trasformazione territoriale, i cui costi sono internalizzati nel prezzo finale e rimangono a livelli molto bassi rispetto a quelli del mercato.

4)         Promozione dei mercati locali e solidali e dei relativi spazi. Invertire la tendenza alla cementificazione, alla costruzione di megacentri commerciali e alla diffusione capillare della Grande Distribuzione Organizzata che sta uccidendo le piccole attività commerciali di prossimità. L’abitudine ad usare i mercati e gli ambulanti itineranti come canale d’acquisto per molti generi, alimentari e non, ha origine lontane nel tempo e resta diffuso in molte zone e città. Le informazioni disponibili sono limitate ad alcuni comuni, grazie ai dati raccolti per le elaborazioni dei piani del commercio, ma sono significative: il mercato per il settore della frutta e verdura ha quote di acquisti intorno al 20-25%, con punte, in alcuni comuni, di oltre il 30%. Anche per il vestiario la quota di acquisti che si dirige ai mercati risulta importante posizionandosi intorno al 10%, con valori superiori in alcune realtà e se si tiene conto della maglieria intima e dei tessuti. Questi spazi sono oggi a rischio desertificazione a seguito della capillarizzazione della Grande Distribuzione Organizzata ma rappresentano tuttora l’unico mercato di sbocco per quasi 151mila aziende locali. L’offerta di molti di questi spazi, di recente, è stata qualificata dalla crescente presenza di giovani artigiani, agricoltori biologici, operatori del riuso e del riciclo che rappresentano un’opportunità unica per rafforzare le produzioni locali e sostenibili.

5)         Comunità intelligenti: comunità solidali. Nel Decreto Crescita, all’art.20, il Governo Monti ha disegnato l’architettura tecnica, di governo e di processo per la gestione delle comunità intelligenti e dei servizi e dati da queste prodotte. Le comunità intelligenti prefigurate nel decreto sono partecipative, promuovono l’emersione di esigenze reali dal basso, l’innovazione sociale e prevedono meccanismi di partecipazione, inclusione sociale e efficienza delle risorse – attraverso il riuso e la circolazione delle migliori pratiche. Si propone di destinare parte delle risorse previste per le comunità intelligenti alle forme di democrazia partecipativa economica, ecologica e solidale sperimentate nelle Reti e nei Distretti di economia solidale già esistenti e nella loro moltiplicazione. Più in generale, si segnala l’emergere in varie regioni di leggi e misure amministrative che favoriscono le diverse attività che rispondono ai principi dell’economia alternativa e solidale e che si aggiungono alle leggi già in vigore, nel Trentino, in Toscana e nel Lazio; in Puglia, ad esempio, è in via di definizione un provvedimento che sostiene i GAS. Questi interventi, regionali e provinciali, da condividere con le reti operative in modalità ampiamente partecipata e trasversale, devono essere considerati prioritari in tutto il territorio nazionale, in quanto favoriscono la creazione di posti di lavoro in netta controtendenza con il sistema economico in balia delle crisi e possono contribuire a migliorare sia il rispetto dell’ambiente da parte dell’agricoltura e delle industrie, sia la qualità della vita delle popolazioni.

6)         La Regione dovrebbe impegnarsi ad ampliare ed estendere i suoi “Acquisti Verdi e Equi” privilegiando negli appalti pubblici,  al criterio del ribasso dei prezzi, quelli della qualità, dello sviluppo locale e della giustizia sociale, in modo da rendere concreto il sostegno ad ambiente,  salute, occupazione e lavoro dignitoso delle popolazioni laziali. Sono da includere i pasti bio-locali e con prodotti del commercio equo e solidale negli ospedali e strutture sanitarie.

7)         L’ Agenda XXI per le Reti di Economia solidale. Analogamente all’esperienza già condotta con il Public social and green procurement, nell’ambito dei percorsi e dei finanziamenti destinati alle Agende XXI locali, pur nel quadro della ristrutturazione di fondi comunitari, si potrebbero sperimentare strumenti premianti per le amministrazioni locali vicine a attive nei percorsi e soggetti di Economia Solidale già attivi. La strada suggerita è quella di iniziative premianti, anche dal punto di vista fiscale, per le Reti e i suoi protagonisti che le Autorità locali possano coprire attraverso percorsi ad hoc.

8)         Una politica solidale per le aree dismesse. Chiediamo la messa a disposizione di spazi o aree dismesse di proprietà pubblica o abbandonate dal privato, perché siano riqualificate e nuovamente utilizzate – come beni comuni – da realtà, reti e servizi legati all’economia solidale, oltre che per imprese che svolgono un attività a tutela dei beni comuni o che affrontano una transizione verso un modello ecologico e sociale qualitativo nelle proprie attività.

9)         Etichette “parlanti” per i prodotti locali e sostenibili. Sulla base di alcune ricerche svolte, ad esempio, nella Regione Toscana, sono state definite alcune linee guida per lo sviluppo di sistemi di etichettatura che possono essere utilizzati dai produttori in modo da orientare in maniera consapevole le scelte dei consumatori verso prodotti locali o a filiera controllata che contribuiscano alla riduzione delle emissioni in atmosfera e dei costi sociali collegati. Ricordiamo, inoltre, le esperienze di autocertificazione, di certificazione partecipata, di prezzo trasparente (Ad es. il Patto Adesso Pasta de “La Terra e il Cielo” ), come la riflessione sul prezzo sorgente che ha tangenzialmente toccato alcuni produttori che si ritrovano nella rete Genuino Clandestino. Particolare attenzione dovrebbe essere destinata a tavoli di confronto tra i diversi sistemi in modo da favorire la loro implementazione e la realizzazione di sistemi locali-pilota.

10)      Formazione alla riconversione produttiva. Chiediamo che vengano promossi, attraverso l’istituzione di un Fondo per la riconversione produttiva e altro-economica, percorsi formativi per lavoratori e cittadini in grado di fornire strumenti professionalizzanti per lo sviluppo di competenze trasversali nell’ambito delle produzioni ecologicamente e socialmente sostenibili. Promozione di tavoli di consultazione e pianificazione partecipata di stakeholder a livello locale che coinvolgano sindacati, forze produttive, organizzazioni sociali attive e amministrazioni pubbliche nel disegno di processi di riconversione produttiva ed energetica del tessuto locale e di recupero di aziende in crisi, attraverso l’utilizzo e l’implementazione di strumenti tra cui il CFI , Cooperazione Finanza Impresa, e il SEAP, Piano di Azione per l’Energia Sostenibile, promosso dalla Commissione Europea e attuabile a livello locale.

11)      Inclusione delle economie popolari nella gestione dei rifiuti urbani e dell’usato locale. La raccolta e la rivendita di beni e materiali recuperati dal flusso dei rifiuti urbani costituisce da sempre un ammortizzatore sociale naturale e unica occasione di reddito per ampie fasce della popolazione a rischio di marginalità economica e sociale e oggi, con la crisi, il fenomeno è in netta espansione. Il settore dell’usato locale impedisce inoltre che milioni di oggetti in buono stato finiscano in discarica, aggravando la crisi ambientale che la Regione Lazio sta da tempo attraversando. Con l’adozione di alcune misure, Questo settore potrebbe esprimere pienamente le sue potenzialità sociali, culturali, economiche e ambientali garantendo l’aumento della percentuale di raccolta differenziata dal 5% al 10% e l’inclusione sociale di migliaia di operatori, che della loro attività potrebbero così finalmente fare un vero progetto di vita.

La raccolta informale di questi beni presso i cassonetti stradali comporta oggi per i raccoglitori problemi igienico sanitari che potrebbero trovare soluzione grazie all’adozione di nuove forme d’approvvigionamento del settore dell’usato locale che abbiano come fulcro le isole ecologiche cittadine, dove organizzare la raccolta dei beni in buono stato, e il loro invio presso i Centri per la preparazione al riutilizzo per le operazioni di selezione, igienizzazione, stoccaggio ed eventuale riparazione. In questi nuovi Centri previsti dalla normativa italiana ed europea in materia di gestione dei rifiuti (D.lgs 205/2010 Art. 180-bis) i raccoglitori informali potrebbero veder riconosciute le loro competenze nella selezione di beni in buono stato, il mondo della cooperazione sociale sviluppare nuove linee d’intervento nella gestione dei rifiuti, il settore dell’usato locale nuovi canali per l’approvvigionamento con l’acquisto in stock di beni da rivendere attraverso le sue diversificate attività di vendita e la sua capillare presenza sul territorio.

A questo fine sono però indispensabili:

–        linee di finanziamento per ricerche ed indagini per l’analisi del fabbisogno regionale di Centri per la Preparazione al riutilizzo;

–        locali in disuso di proprietà pubblica per la realizzazione di questi Centri;

–        creare Aree di Libero Scambio non professionale come possibilità di reddito per soggetti a rischio di marginalità economica e sociale;

–        individuare, di concerto con le reti locali rappresentative del settore del Riutilizzo, misure di sostegno ai mercati dell’usato esistenti e regole certe per la concessione di nuove area mercatili.

12)      Promozione della finanza etica. Gran parte del mondo bancario e finanziario ha perso di vista il proprio scopo sociale, trasformandosi da un mezzo al servizio dell’economia e dell’insieme della società in un fine in sé stesso per fare soldi dai soldi. La finanza deve essere parte della soluzione, non del problema. In questo, come in altri ambiti, non parliamo più di iniziative residuali ma di un vero e proprio modello alternativo che si sta dimostrando per molti versi nettamente migliore del sistema finanziario tradizionale.

Chiediamo un duplice impegno della Regione Lazio nella promozione della finanza eticamente orientata e delle istituzioni finanziarie che sostengono le forme di AltraEconomia e partecipano alla sua costruzione:

–        che i servizi di tesoreria utilizzino in modo crescente e progressivo gli strumenti della finanza etica per i depositi e le operazioni correnti;

–        che – attraverso i canali della finanza etica – vengano creati fondi rotativi e fondi di garanzia a sostegno delle iniziative di altra economia e dell’occupazione giovanile in microimprese solidali.

 E. Strumenti istituzionali e partecipativi per promuovere AltraEconomia

 Abbiamo già affermato che per noi promuovere e sostenere AltraEconomia significa intervenire in modo trasversale nelle politiche che la Regione intende attuare sulle priorità di programma attraverso gli strumenti di governo già previsti e in altri che intenderà adottare.

Chiediamo perciò che la nuova Giunta Regionale individui – congiuntamente alle realtà che promuovono questo documento – modalità permanenti di partecipazione attraverso le quali individuare, co-progettare  e monitorare gli interventi di altra economia che possano concorrere alla realizzazione degli obiettivi di programma della Giunta stessa.

A questo fine proponiamo che:

  1. venga mantenuta una forma di delega all’AltraEconomia e agli stili di vita consapevoli, che dia seguito alla legge dell’Altreconomia approvata nell’anno 2009 e mai applicata e che funga da punto di riferimento funzionale e continuativo di comunicazione reciproca;
  2. che si individuino congiuntamente modalità e strumenti istituzionali attraverso i quali tale delega possa essere efficace nella sua azione, non venga collegata all’interno di un singolo assessorato ma sia attribuita nell’ambito delle deleghe della Presidenza della Giunta Regionale e dotata di uno strumento in grado di garantirne l’operatività (gruppo interassessorile integrato da consiglieri?, consulta?);
  3. che si individuino modalità e canali attraverso i quali allargare la partecipazione dei cittadini e delle cittadine ai processi di altraeconomia, per far conoscere e sperimentare modalità di autoorganizzazione nel campo del consumo e della produzione e nella proposta di nuove iniziative di comunità.
  4. che, all’interno del bilancio regionale, venga annualmente individuato un fondo al sostegno dell’AltraEconomia da riservare a bandi per l’attuazione di interventi che concorrano all’attuazione di politiche negli ambiti previsti dalle diverse competenze assessorili con particolare riguardo alle proposte contenute in questo documento.

 Adesioni:

 Laboratorio Urbano Reset (Ass. A Sud, Ass. La Strada, Ass. Nuova Bauhaus, Ass. Reorient, Solidarius Italia, Energetica soc.coop., FairWatch, Occhio del Riciclone, TERRE coop., Laboratorio Itinerante della decrescita, Comune-info, Ciclofficina Nomade Gazometro), Equorete, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Coordinamento Soci Banca Etica Lazio, Sbilanciamoci!, Lunaria, CNCA Lazio, Coop Agricoltura Capodarco, Equobio, Legambiente Lazio, Cantieri Comuni, Binario Etico, Slogin Soc. Coop, Ailicos, Mag Roma, Bottega Domus equa, Bottega il Fiore, Bottega capo Horn, Botteghe Com.e.s, Bottega Equovadis , Gas Laurentina, Gas Testaccio Meticcio , Gas veg(etari)ano LasVeGas Artigiane Lucha y Siesta, Rete ONU coord Lazio, Terre Madri, Circolo culturale il cerco…piteco Asse Gas Panacea, Centro Culturale Michele Testa, Critical Shirts, GASPALEON, Bottega Tienda Solidal – coop. soc., Associazione Culturale Altrevie , Arci di Rieti, AssoBotteghe, Api Operose Bis bis, Orti Urbani Garbatella, Gasper-San Lorenzo, Ass. Innovazione sostenibile, Attac Italia- Gas San Basilio, Gas torpignattara, Gastura, M.Y.R.A/Un mondo di bellezza, coop equazione, Pangea Niete troppo , Gasquilino, Gasotto, Crap Roma, Gas bio Bordoni, Zona Rischio.

Per aderire al documento inviare una mail a lab.urb.reset@gmail.com

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