Comunicato Laboratorio Urbano Reset Roma a sostegno del Municipio dei Beni Comuni di Pisa

TUTTI I COLORI DEL CAMBIAMENTO

Vivere in città è difficile. Quando la città è Roma e il suo territorio, significa confrontarsi ogni giorno con le… contraddizioni tra diritti e interessi, tra creatività e burocrazia, tra palazzinari e impoveriti, autoritarismo e condivisione. Sognare in una città come questa, è difendere il diritto all’utopia concreta, alla progettazione solidale, a una visione condivisa di convivenza attiva e procreativa, a produrre, consumare, immaginare, raccontare e raccontarsi insieme.
Per farlo, come Laboratorio urbano di riconversione ecologica e solidale abbiamo scelto non soltanto di chiamarci Reset, ma di fare Reset: dopo uno sgombero doloroso e illecito, abbiamo scelto di continuare altrove, per azzerare il sistema e ricominciare insieme. Un’identità in rete in cui il Municipio dei Beni Comuni di Pisa è, per noi, riferimento di una battaglia necessaria sul concetto stesso di proprietà e di bene comune, di privatizzazione e condivisione.
Siamo sempre stati al vostro fianco, partecipando alla vostra riflessione e iniziative, nell’idea che ogni spazio liberato libera diritti e opportunità per tutti, anche per chi non lo immagina o è ostile, per interessi propri e troppo spesso illeciti. Condividiamo, in queste ore di minaccia di sgombero del Colorificio liberato di Pisa, il vostro e nostro sogno di riuscire a far prevalere i diritti delle comunità umane e dell’ambiente su quelli della proprietà privata e della speculazione. Siamo al vostro fianco in una resistenza laboriosa, in una ribellione fatta di mercati non mercati, di cultura, di socialità, di produzione, equi, ecologici, solidali: una politica radicalmente pubblica, che nessuno potrà mai sgombrare. Il vostro sogno è il nostro sogno … se li tessiamo insieme possiamo continuare a respirare libertà.

il Laboratorio Urbano Reset è promosso da : Ass. A Sud, Ass. La Strada, Ass. Nuova Bauhaus, Ass. Reorient, Ass. Solidarius, Energetica soc.coop., FairWatch, Occhio del Riciclone, TERRE coop., Laboratorio Itinerante della decrescita, Cooperativa Capodarco, Coop Equobio, Ciclofficina Nomade GazometroVisualizza altro

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Incontro 1 luglio legge Altreconomia nel Lazio

Riportiamo invito dei consigliere regionali Marta Bonafoni, Cristiana Avenali; Davide Barillari per un incontro legge sull’altraeconomia – 1 luglio

Care associazioni, comitati e tutti,

come sapete esiste una legge regionale approvata da una delle precedenti giunte denominata “Legge sull’altraeconomia” (Legge regionale 4 Agosto 2009 n.20 “Disposizioni per la diffusione dell’altra economia nel Lazio”).

Una legge importante, poiché garantisce il sostegno e la promozione dei settori dell’altraeconomia come l’agricoltura biologica, la produzione di beni eco-compatibili, il commercio equo e solidale, il consumo critico, la finanza etica, il risparmio energetico e le energie rinnovabili, il riuso e riciclo dei materiali, i sistemi di scambio non monetario, il software libero, il turismo responsabile, ossia tutte quelle attività caratterizzate da una forte impostazione etica e non finalizzate al mero profitto.

Riteniamo che in un momento di crisi economica sia importante rilanciare il sostegno ad un tipo di attività economica fondato sui principi della partecipazione, della solidarietà e dell’eco-compatibilità.

L’altraeconomia, nelle sue esperienze concrete e nelle realtà in cui si è strutturata, ha dimostrato che può rappresentare, oltretutto, una fonte di nuova e buona occupazione. Inoltre questa è una legge che fa fare alla nostra economia regionale e al settore produttivo locale un deciso salto in avanti dal punto di vista culturale.

Per questo abbiamo sostenuto la possibilità dell’apertura di un tavolo di confronto che ci è stato sollecitato da diversi operatori dell’altraeconomia, che conduca ad un possibile aggiornamento di questa legge ormai datata e alla possibilità di un suo rifinanziamento grazie alla sensibilità della nuova giunta Zingaretti.

Vi invitiamo dunque a un primo incontro di discussione che si terrà il 1 luglio prossimo dalle 16.00 nella Sala Mechelli, presso il Consiglio Regionale (Via della Pisana, 1301)

Immaginiamo un’occasione larga e partecipata, alla quale abbiamo invitato anche tutti gli altri consiglieri della Regione Lazio, un incontro che possa muoversi su un binario a doppia velocità:

1)    Se, come e quanto provare nell’immediato a rifinanziare la legge sull’altraeconomia a partire dal prossimo assestamento di bilancio;

2)    Se e come attualizzare la legge n. 20, attraverso eventuali modifiche condivise al testo e/o alle disposizioni attuative.

Vi preghiamo di inoltrare il presente invito a tutte le realtà dell’altraeconomia che immaginate possano essere interessate a partecipare a questo percorso.

Vi chiediamo gentilmente anche di confermare la vostra presenza.

Marta Bonafoni Cristiana Avenali Davide Barillari

Per Conferme : mbonafoni@regione.lazio.it

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Roma, 1-2 giugno 2013 Nascono le Officine Zero (OZ)!

Roma, 1-2 giugno 2013

Nascono le Officine Zero (OZ)!

2 giorni di dibattiti, eventi culturali, laboratori, per presentare un progetto di resistenza alla crisi, per inventare il presente oltre le sciagure del presente

Dopo un anno e mezzo di occupazione, le Officine ex-RSI (ex Wagon Lits – via Umberto Partini, Casal Bertone) riaprono con un progetto nuovo e ambizioso. Di fronte al fallimento dell’azienda, un’ampia coalizione sociale di operai, studenti, lavoratori precari e autonomi riapre i cancelli della fabbrica per rigenerarla. Una vita nuova, dove i padroni hanno fallito, sfruttato e speculato.

In contemporanea con le mobilitazioni di protesta contro le politiche di austerity che si svolgeranno in tutta Europa (da Francoforte a Madrid, da Lisbona a Londra), a Roma, l’1 e 2 giugno, ri-occupiamo per ri-occuparci.

Prendono vita le Officine Zero (OZ). Zero padroni, Zero sfruttamento, Zero inquinamento.

Inizia un progetto che ha come obiettivi principali:

–  il futuro lavorativo dei 33 operai (all’ultimo anno di Cassa Integrazione);

–  la salvaguardia produttiva dell’area delle Officine di via Umberto Partini;

–  la riconversione e rigenerazione delle Officine;

– l’organizzazione e lo sviluppo di uno spazio di co-working, mutualismo e autotutela dei lavoratori precari e autonomi.

Le Officine ex-RSI (manutenzione dei Treni notte, ex Wagon Lits) sono state occupate il 20 febbraio 2012 dagli operai in Cassa Integrazione con la collaborazione attiva del centro sociale Strike e della rete sociale di Casalbertone. Fin dall’inizio, c’è stato un ampio sostegno di molte realtà sociali e di movimento di Roma.

A due passi dalla Stazione Tiburtina, nuovo snodo centrale dell’alta velocità e faraonica opera pubblica che sta sconvolgendo l’assetto urbanistico e sociale dell’intera zona, le Officine ex-RSI diventano rapidamente un simbolo dei paradossi della crisi. Acquisite nel 2008 dalla Barletta Srl, non per rilanciare il settore della manutenzione dei Treni, ma per dismettere l’attività produttiva e realizzare una speculazione immobiliare. Rendita immobiliare che sostituisce la produzione. 33 famiglie e una vita di competenze e saperi al macero.

Ma oltre ad essere simbolo di un capitalismo parassitario, le Officine diventano simbolo della resistenza alla crisi. Tra mille difficoltà e paure, gli operai, grazie a un sostegno sociale assai ampio, occupano una fabbrica al centro di Roma, che diventa occasione di incontro tra vecchie e nuove forme del lavoro.

Dopo un anno e mezzo di occupazione, tra fasi alterne di grande partecipazione e di grande sfiducia, per l’assenza di risposte da parte delle istituzioni, la lotta è arrivata a un punto di svolta. Già nel settembre del 2012, infatti, prende vita il “laboratorio sulla riconversione”, grazie al contributo di architetti, economisti, esperti del settore e attivisti. Per mesi si discute e progetta un’alternativa concreta alla speculazione, per rilanciare e rigenerare la produzione e mettere a frutto i saperi e le competenze degli operai.

Quando il 3 Maggio la Magistratura decreta il fallimento dell’azienda CSF (ex-RSI), il progetto assume un’inattesa accelerazione e viene presentato alla città. Assemblee pubbliche partecipate da centinaia di persone rafforzano e arricchiscono il “laboratorio della riconversione” e nasce la “Pazza idea” delle Officine Zero. Un progetto che prende vita nelle Officine ex-RSI, come parte di un processo di lotta e sostegno alla vertenza operaia. Un progetto alternativo alla speculazione, ma integrativo della manutenzione ferroviaria. Un progetto dove si intrecciano formazione e produzione, autotutela, mutualismo e cooperazione tra lavoratori.

Al “laboratorio della riconversione”, infatti, si affianca un percorso di auto-organizzazione animato, già da diversi mesi, da studenti, lavoratori precari e autonomi (partite Iva, collaboratori, consulenti). L’idea è quella di dare vita ad uno spazio che sia, nello stesso tempo, di co-working e camera del lavoro e del welfare. Un luogo dove produrre comunemente, connettendo saperi e competenze, un dispositivo di servizio e di assistenza che sia stimolo e sostegno per vertenze contro la precarietà, per un welfare universale (reddito di base, formazione, sanità, previdenza), contro la disoccupazione.

Tra il “laboratorio della riconversione” e la ricerca pratica di nuovi strumenti capaci di difendere e organizzare l’inorganizzabile, il lavoro autonomo e precario, nasce un rapporto virtuoso; figure produttive diverse si combinano per resistere alla crisi, per inventare alternative alla catastrofe che ci tocca in sorte.

Al centro del progetto c’è l’idea che le competenze di manutentori dei treni possano essere parzialmente (e magari temporaneamente) re-impiegate in un servizio di pubblica utilità: la formazione di personale che operi nel mondo del riciclo e del riuso, delle energie rinnovabili, dell’artigianato vecchio e nuovo. Per costruire materialmente un utilizzo alternativo dei rifiuti e degli oggetti di consumo sempre più rapido e scellerato. In tutta Europa il riuso e le nuove forme di artigianato producono nuove forme di economia, dove compatibilità sociale e ambientale viaggiano insieme. Le Officine Zero vogliono ripartire dalle origini del movimento operaio, unendo ciò che i padroni vogliono dividere: conflitto, mutualismo e produzione autonoma.

1) Le Officine Zero sono Officine del lavoro comune, dove il prodotto principale è l’unione, dove non ci sono padroni o capi reparto, dove si progetta e decide in comune. Uno spazio dove convivano forme di Co-working e di autogestione, di lavoro artigiano e di autoformazione.

2) Le Officine Zero sono Camera del lavoro autonomo e precario, dove precari, lavoratori autonomi, disoccupati possano trovare servizi e spazio per organizzarsi, per unirsi, per fare del mutualismo il collante davanti alla frammentazione e alla solitudine.

3) Le Officine Zero sono Studentato autogestito, in una città in cui i servizi per gli universitari sono ridotti sotto la soglia minima, in cui è diventato impossibile costruire percorsi di autonomia dalla propria famiglia. A fronte di un welfare studentesco inesistente e di un’università pubblica dissanguata dalla crisi, lo studentato autogestito Mushrooms è riappropriazione della possibilità di vivere una vita degna.

4) Le Officine Zero sono Riconversione economica, sociale e ambientale che accoglie la progettualità elaborata e scritta dalla comunità locale e che vuole tenere insieme dignità del lavoro ed equilibrio ambientale. Per restituire alla comunità locale ricchezza sociale e solidarietà.

Le Officine Zero sono un laboratorio dove creare nuove forme di mutualismo e cooperazione tra quei soggetti che maggiormente subiscono i ricatti dell’austerity. L’alternativa che proponiamo per rompere la solitudine in cui ci vorrebbero relegare, all’interno del quale studenti, precari e lavoratori non (più) garantiti si possano confrontare per costruire un luogo da abitare e non solo da attraversare, uno spazio di dignità, di umanità e di autonomia.

Le Officine Zero ricominciano e non da zero!

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Programma

Sabato 1 giugno

ore 12 – assemblea pubblica e conferenza stampa di presentazione del progetto. A seguire “visita guidata” delle Officine e dei reparti

ore 13 – pranzo a cura di StraKitchen

ore 14:30 – prima tavola rotonda: “Ammortizzatori sociali e reddito di base: quali diritti contro la crisi?”

“Visita guidata” delle Officine e dei reparti

ore 17:30 – seconda tavola rotonda: “Conflitti precari e nuove forme di organizzazione sindacale”

Sono invitati a partecipare e intervenire: Coordinamento lavoratori autoconvocati, Cassaintegrati Irisbus (Avellino), Gianni Boetto (ADLCobas, Padova), Precari La7, Precari AlmaViva, Lavoratori Cinecittà Studios, Francesca Re David e Roberta Turi (FIOM), Guido Lutrario (USB), Roberto D’Andrea (NIdiL), punti San Precario (Milano), Elena Doria (Strade), Manila Ricci (Laboratorio Paz – Rimini), Communia, Piattaforma per il Reddito di base e i diritti, Fabio Massi (ACTA)

ore 19:30 – diretta streaming da Blockupy (Francoforte), dalla Polonia, da Londra

ore 20 – cena a cura di StraKitchen

ore 21:30 – Video-presentazione di Officine Zero; a seguire concerto hip hop con Kenta e Amir

 

Domenica 2 giugno

a partire dalle 10 – laboratori artigiani + spazio bimbi

ore 13 – pranzo a cura della StraKitchen

ore 14:30 – prima tavola rotonda: “Riconversione economica: produzione e sostenibilità ambientale e sociale. Si può fare!”

“Visita guidata” delle Officine e dei reparti

ore 17:30 – seconda tavola rotonda: “Lavorare senza padrone: co-working e fabbriche autogestite”

Sono invitati a partecipare e intervenire: Re Federico (co-working di Palermo), SPQWoRk (co-working Roma), Archificio (co-working Roma), Work[in]Co (co-working Roma), Officine Libetta (co-working Roma), Millepiani (co-working Roma), Teatro Valle Occupato, Nuovo Cinema Palazzo, FabLab, Guido Viale (Economista), Ri-Maflow (Milano), RSU AlmaViva, Gianfranco Bongiovanni (Occhio del Riciclone), Alberto Zoratti (ExColorificio di Pisa/Fair Watch), Bartolo Mancuso (SCUP – Roma), Angelo Mastandrea (il Manifesto), Laura Greco (A Sud), Lab. Urb. RESET, Antonio Conti (Rete ONU – Operatori Nazionali dell’Usato), Piergiorgio Oliveti (presidente Città Slow International)

ore 19:30 – proiezione di “Lo sguardo rubato” di Alice Iammartino

ore 20 – Ivano De Matteo e Valerio Mastandrea presentano

“Gli equilibristi” (2012. Un film di Ivano De Matteo con Valerio Mastandrea, Barbora Bobulova, Grazia Schiavo, Antonio Gerardi)

a seguire proiezione del film

Quale economia locale per Tor Sapienza? Proposte di riconversione e rigenerazione urbana ecologica e solidale.

Venerdì 31 maggio,

CENTRO CULTURALE MICHELE TESTA – Municipio Roma VII

Viale Filippo De Pisis n.1 – 00155 Roma (Quartiere Tor Sapienza)

Dalle 17 a 19  laboratorio per bambini “Cucinare per assaporare il Mondo”:diventiamo cuochi del mondo, con ricette e ingredienti da lontano, insieme alla Fondazione Romni Onlus

Aperitivo Rom, Progetto SàrSan

 Ore 19 a 20,30  

Quale  economia  locale per  Tor Sapienza?  Proposte di riconversione e rigenerazione urbana  ecologica e solidale.

Pietro Elisei  e Riccardo Troisi Università Roma Tre  Progetto Re-Block

Adriana Goni  Progetto Sarsan

Marta Bonafoni Consigliera Regionale

Nicola Caravaggio Centro Michele Testa

Antonio Castronovi CGIL Lazio

Pina Di Girolamo Col Teresa Gullace

Alfredo Di Fante Agenzia di Quartiere Tor Sapienza

Remo Pancelli  Associazione Antropos

Nicola Marcucci Gruppo locale riqualificazione Centro Carni

Per il Laboratorio Urbano Reset

Mauro Gagiotti  Coop Energetica

Marzia Bulgarini Coop Terre

Gianfranco Bongiovanni Occhio del Reciclone

Laura Greco Asud

Alberto Castagnola Reorient Onlus

Carlo de Angelis Cooperativa Capodarco

Aleramo Virgili Rete Onu

 

RE-Block

REviving high-rise Blocks for cohesive and green neighborhoods

http://urbact.eu/en/projects/disadvantaged-neighbourhoods/re-block/homepage/

INTRODUZIONE

L’obiettivo principale affrontato da RE-Block è quello di promuovere la rigenerazione efficiente degli insediamenti urbani, quartieri, ad alta densità abitativa (e.g. In Italia, alcune zone 167), rendendoli più attraenti e migliorando la loro qualità sociale e ambientale attraverso l’attivazione di un approccio urbano integrato pensato su misura per combattere la povertà urbana, la scarsa qualità abitativa, l’assenza di servizi. Il progetto pone una particolare attenzione anche verso gli aspetti ambientali.

Intervenire su questo tipo di residenze/housing è essenziale per migliorare la qualità dell’ambiente urbano e della vita degli abitanti. L’edilizia residenziale pubblica, specialmente le costruzioni di edilizia economica e popolare ad alta densità costruttiva/abitativa, spesso sono fatiscenti e la loro manutenzione e  funzionamento dei servizi (acqua, riscaldamento, aria condizionata, infrastrutture, standards…) non presenta alta efficienza energetica o soluzioni progettuali che garantiscano sostenibilità ambientale.

Questo è vero soprattutto nei nuovi Stati membri, dove si stima che il 40 per cento della popolazione vive in alloggi costruiti durante l’era comunista. Inoltre, questi blocchi sono tipicamente abitati da persone con il reddito più basso all’interno della società. Condizione che determina fenomeni di esclusione sociale e marginalizzazione.

In tutta Europa, la maggior parte della popolazione che vive in queste aree urbane si trova ad affrontare problemi simili:

  • elevati tassi di disoccupazione
  • titoli di studio di basso livello
  • invecchiamento della popolazione
  • disgregazione familiare
  • fenomeni di immigrazione e conflitti etnici

I temi urbanistico-territoriali principali affrontato da RE-Block sono:

  • favorire la rigenerazione efficiente di questi quartieri, rendendoli più attraenti e migliorare la loro qualità ambientale,
  •  definire un approccio integrato ad hoc per combattere fenomeni di povertà urbana.

METODOLOGIA

Il progetto RE-BLOCK si basa su una metodologia consolidata sperimentata da anni all’interno dei progetti URBACT

La partecipazione a livello locale è una componente fondamentale della metodologia di URBACT II orientata a definire uno sviluppo urbano sostenibile. Allo scopo di consentire un impatto effettivo delle attività di rete sulle politiche locali, i progetti URBACT si basano sulla creazione di un ULSG (Urbact Local Support Group). I Gruppi di Supporto Locale URBACT (ULSG) mettono insieme i principali attori locali territoriali (pubblici e privati), questa rete di attori, attraverso il coordinamento di tecnici locali (urbanisti, architetti, economisti,sociologi ed altre professionalità competenti in materi di pianificazione urbanistica e territoriale), realizza il piano d’azione locale del quartiere/area urbana da riqualificare/rigenerare.

Il piano di azione locale e’ il risultato di una serie di workshop  tenuti dal gruppo di supporto locale all’interno del quartiere selezionato per l’azione di riqualificazione/rigenerazione urbana (Tor Sapienza/Morandi).

Il piano di azione locale e’ un piano strategico che:

  • definisce un programma di lavoro (una tabella di marcia) con le principali iniziative/progetti da prendere nell’area individuata (problemi prioritari → insieme di soluzioni proposte)
  • e’ redatto insieme alle principali istituzione territoriali (municipio, comune, regione), al fine di garantire la sua sostenibilità’ istituzionale: costruire il piano insieme alle istituzioni che possano renderlo operativo

Il piano per Tor sapienza/Morandi dovrà, tenendo conto dello scarso budget a disposizione, scegliere un ambito d’azione ristretto (Area Based Initiative). In quest’ambito si occuperà delle priorità che consentiranno di attivare un rilancio economico dell’area in questione (focus micro-economie locali) e dell’individuazione di soluzioni operative per i principali problemi sociali (focus housing e riqualificazione degli spazi pubblici).

In sintesi, pochi progetti condivisi e local rooted su tematiche specifiche (sociale, economia, qualità degli spazi pubblici) e collocati su una precisa linea temporale (cosa, dove e quando). I progetti saranno individuati in seno al gruppo di azione locale attraverso un processo interattivo di proposizione di scenari (da parte dei tecnici: Università Roma 2 + organizzazioni di AltraEconomia come il Laboratorio Urbano Reset) e ascolto degli attori locali (feedback propositivo e eventuali proposte alternative) , approvati dai tecnici in prima istanza e, alla fine del processo partecipativo, presi in carico dalle istituzioni.

Nello specifico, il progetto RE-BLOCK, proverà a definire un modello di intervento innovativo nelle periferie ad alta densità abitativa. Uno strumento basato sull’esperienza locale di Tor Sapienza/Morandi, e arricchito dal confronto con le altre citta facenti parte di RE-BLOCK, ovvero:

Budapest (capofila/Ungheria), Salford (Gran Bretagna), Soedertalje (Svezia), Magdeburg (Germania), Vilnius (Lituania), Komotini (Grecia), Iasi (Romania), Gelsenkirchen (Germania), Malaga (Spagna).

Il progetto sarà coordinato a livello locale da un Urbact Thematic Expert validato da UE (Dr. Ing. Pietro Elisei) con l’assistenza di esperti esterni (Dr. Adriana Goni, Dr. Riccardo Troisi) e il coordinamento scientifico della Facoltà di Economia di Roma 2 (Prof. Maria Prezioso, Dr. Ing. Angela D’Orazio).

EcoSolPop incontra sCarta – Festival di lettura indipendente

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L’appuntamento con EcoSolPop torna puntuale la prima domenica del mese: il mercatoNONmercato del 2 giugno incontrerà sCarta, una due giorni dedicata al mondo del libro, dando spazio a editori e librai indipendenti, per promuovere una concezione della cultura che vada al di là delle logiche di mercato, e che si sviluppi piuttosto nelle relazioni, nel confronto e nell’autonomia creativa.

Un incontro che offre un’occasione per riflettere insieme sulla carta, sui suoi utilizzi, sugli sprechi e sulle possibilità di riciclo. Il tutto, nell’ampio cortile di S.Cu.P.!, dove in questa settima edizione saranno presenti, oltre a produttori e artigiani, diversi editori e librai indipendenti: libri, cibo, musica, cinema, attività per bambini, in un mercato che è luogo di socialità e di scambio di idee.

Il calendario: sabato 1 giugno, dalle 15 alle 24: sCarta – Festival di lettura indipendente. domenica 2 giugno, dalle 10 alle 19: sCarta + EcoSolPop.

Programma:

Sabato 1 Giugno – Space Invasions

h. 15.00 – Apertura Festival h.16.00 – Presentazione del libro “Il limbo dei piccoli fobici”, a cura di Bakemono Lab. h. 17.00 – “Chi e’ Chi?!?” Inventiamo storie e personaggi per il nostro teatrino delle marionette. Laboratorio di creazione e costruzione di marionette in terracotta (età’: dai 6 anni in su) h. 18.00 Proiezione dei Film Animati “Gagarin” e “Zero Zero”, di Marco Pavone (2011). h. 18.00 – Presentazione dei libri “Trasformare il potere” di Alessandra Pauncz e “Trasformare il maschile” di Massimo Michele Greco, a cura dell’ass.ne Maschile Plurale. h. 18.45 – Presentazione libro “Non c’è nessun Dio quassù – Autobiografia di Jurij Gagarin”, il primo uomo nello spazio! A cura di Red Star Press. h. 20.30 – Aperitivo-cena a cura dell’Hostaria “Agli ScuPpiatti”. h. 21.30 –  Proiezione film “Aelita”, di Jakov Aleksandrovič Protazanov (1924), sonorizzato Live. h. 21.30 – Spettacolo di teatro dell’oppresso “Amore mio” a cura di Parteciparte. h. 22.30 – Space dj set

**Sonorizzazione e space dj set a cura di Dj CRR WRST [Berlin Calling RadioSonar.net – Minimal Tech/Deep House/Nu Disco/Electro Culture]**

E dalle 14.30 la street art di WALLPEOPLE https://www.facebook.com/events/191541064329570/

Domenica 2 Giugno – SCarta! meets EcoSolPop-Il mercatoNONmercato

h. 10.00 – Apertura mercato h.10.30 – Laboratorio per bambini “Facciamo l’Orto!”: si piantano le fragole! Sottoscrizione 3€. h. 11.00 – Dibattito “Cartaceo o digitale? Il libro e la sua sostenibilità ambientale”. Intervengono: Book-Cycle, Fabio Ciconte (Terraonlus), Guido Lanci (Rikrea) e Round Robin editrice. h. 16.00 – Laboratorio di cartapesta e riciclo della carta, per adulti e bambini, prenotarsi al 340 3460664 begin_of_the_skype_highlighting 340 3460664 GRATIS  end_of_the_skype_highlighting, ingresso a sottoscrizione. h. 16.00 Presentazione del libro “Liberi di imparare” di Francesco Codello e Irene Stella (per +INFO: lazio@educazionelibertaria.org) h. 17.30 – Presentazione del progetto  “web documentaries” in collaborazione con Sonar Project.h. 18.00 – Reading di poesie “Lo stivale del poeta”. h. 19.30 – Spettacolo di Teatro-Danza “LATOMIA in INWOOD – Tragicomica involuzione di un asse di legno” a cura di Tiziana Cerasini

Dalla mattina a tramonto troverete editori, artigiani, agricoltori, produttori a filiera corta, cicliofficina, e tanto altro.

@ S.Cu.P.! Sport e Cultura Popolare, Via Nola 5 (metro A San Giovanni- Re di Roma), Roma

Per una Riconversione ecologica e solidale

flyer per immagineThinK Green EcoFestival 2013 Domenica 21 Aprile

SALA CONFERENZE 11:00 ”Per una Riconversione ecologica e solidale” progettualità per un Altreconomia diffusa nel territorio di Roma _Laboratorio Urbano Reset

Introduce e modera Riccardo Troisi  Lab Urb Rest / Comune Info

Monica Di Sisto  Fair Watch “Ma quale green economy?”

Mauro Gaggiotti   Cooperativa Energetica “Energie Condivise”

Laura Greco  A Sud   “Esperienze di giusta sostenibilità a Roma”

Soana Tortora Solidarius Italia   “Per un Welfare solidale”

Alberto Castagnola Reorient   “ Per una riconversione ecologica delle imprese ”

Annarita Sacco  Ass La strada “Altreconomia diffuse a Roma “

Gianfranco Bongiovanni Occhio del Reciclone  “Il riutilizzo e le economie popolari”

Roberto Liotino, responsabile progetto INTERARETE “mobilità sostenibile urbana”

Andrea Catarci, presidente del Municipio XI.

http://www.thinkgreenfactory.it/

Proposte per un’ economia eco-solidale nella Regione Lazio

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A. L’AltraEconomia per un’altra società: equa, partecipata, sostenibile.

Come organizzazioni dell’Economia Solidale che operano da anni nel territorio della Regione Lazio – associazioni, cooperative, reti, spazi, realtà formali e informali – pensiamo che l’Altra Economia sia parte di un laboratorio permanente di costruzione di un’altra società: una società equa, partecipata e sostenibile. Fino a pochi anni fa molte delle nostre esperienze erano considerate tutt’al più con curiosità o come delle nicchie di mercato. Oggi, in molti casi, non parliamo di possibili alternative, ma di percorsi obbligati. Di fronte alla crisi finanziaria, economica, sociale, ambientale e di democrazia che stiamo vivendo, la green economy non basta, né le sostenibilità economica e ambientale possono rappresentare da sole fattori e veicoli di trasformazione. Debbono, infatti, coniugarsi ad una sostenibilità sociale attenta alla costruzione di una comunità fondata sulla partecipazione e sulla consapevolezza delle persone di poter incidere sulle decisioni ed essere, quindi, esse stesse portatrici e protagoniste di cambiamento.

L’Altra Economia che stiamo costruendo è un’economia diversa e solidale, capace di creare posti di lavoro, di garantire diritti, di accrescere la consapevolezza individuale e collettiva sui processi economici e sociali in atto, di pensare ad una comunità di cittadini e persone e non di consumatori, clienti e produttori.

 B. Tre direttrici per prendere nuove strade

La politica istituita, soprattutto a livello territoriale, se vuole sostenere queste esperienze senza ripetere errori e incertezze del passato, deve, innanzitutto, cambiare il proprio approccio ai problemi e muoversi, a livello metodologico, lungo tre direttrici generali:

  • Impostare azioni stabili, superando l’elargizione una tantum: basta con fondi non mirati, incerti, a pioggia. L’istituzione deve concordare e impostare piani pluriennali che possano contare su fondi programmati, spazi, servizi, sostegno, competenze, professionalità;
  • Rifiutare il green washing: la relazione tra Altra Economia ed istituzione deve nutrirsi di autonomia e sussidiarietà. Il primo ambito in cui la Regione potrà misurarsi con un vero e proprio cambiamento di modello è un diverso svolgimento del proprio ruolo di operatore economico. Convertire in direzione dell’Altra Economia tutte le spese e i consumi dell’amministrazione, delle sue agenzie e dei servizi che decentra verso una piena sostenibilità – democratica, sociale, ecologica ed economica – sarà la prova più evidente di un’autentica volontà di cambiamento;
  • Garantire partecipazione e trasparenza: esse devono essere la cifra del cambiamento del metodo di governo e di deliberazione della prossima giunta. Non ci bastano consultazioni cui poi non seguono mai pratiche, ma ci impegniamo a collaborare per la costruzione di spazi di deliberazione e partecipazione permanenti trasversali, per una coerenza delle politiche che trasformi l’Altra Economia da settore a un laboratorio permanente di nuova cittadinanza consapevole.

 C. L’AltraEconomia come nuovo sguardo per governare la Regione.

 Quali obiettivi

Perché l’AltraEconomia non sia più considerata un’esperienza settoriale e marginale della nostra società, ma venga assunta come un nuovo sguardo con cui governare la Regione Lazio poniamo il rafforzamento delle esperienze che la animano come obiettivo fondamentale per la costruzione di un’altra Regione che trova concretezza in un piano d’azione che abbiamo voluto declinare in alcuni obiettivi generali:

  • Promuovere l’AltraEconomia a livello regionale rafforzando le esperienze esistenti, e stimolando nuove sperimentazioni diffuse e interconnesse, destinando maggiori risorse agli Enti locali del Lazio e ai municipi della Capitale. C’è bisogno di risorse per attività di promozione di esperienze esistenti o in via di realizzazione; di centri di diffusione e ricerca dedicati ai temi dell’Altra Economia sui territori; di luoghi pubblici e sedi a disposizione per iniziative e attività continuative legate all’economia alternativa; di iniziative anche temporanee e periodiche, che promuovano corsi di formazione, attività di informazione e tutte le iniziative che saranno proposte per estendere sull’intero territorio regionale la creazione di una pluralità di luoghi e reti di Altra Economia, accogliendo anche esperienze provenienti dalle reti di economia solidale attive nel resto dell’Italia e all’estero e rafforzando l’idea di una cooperazione decentrata sempre più solidale con i Sud del mondo.
  • Sostenere le attività di studio, formazione, ricerca e sperimentazione, in particolare quelle avviate dai gruppi e dai laboratori impegnati nel dibattito sui temi della futura economia, in modo da preparare le modifiche che è urgente apportare al pensiero economico dominante.
  • Avviare e rafforzare pratiche di governo attente alla questione di genere, riconoscendo l’importanza del ruolo delle donne nell’AltraEconomia, basato sulla loro capacità di liberare una creatività, una “fattualità” e una visione che sono modalità di approccio, di analisi e di azione fondanti di un paradigma economico “altro”.
  • Sostenere la diffusione delle esperienze che promuovono l’AltraEconomia coniugandola operativamente a nuove forme di responsabilità sociale, valorizzando in particolare la diffusione delle esperienze di cooperazione sociale per l’affermazione di un nuovo welfare non assistenziale.
  • Sostenere le attività che promuovono una cultura dell’AltraEconomia valorizzando il contributo dell’Arte e della Cultura nella costruzione di un diverso modo di pensare, a partire dagli spazi teatrali recuperati e liberati.
  • Rifondare il contratto sociale sul riconoscimento di una gestione pubblica dei beni comuni che si concretizzi nel contrasto alla spinta alle privatizzazioni dei servizi pubblici, nella ripubblicizzazione dei servizi privatizzati, nel ripensamento in chiave partecipativa delle forme pubbliche di gestione, nella declinazione di tutti i beni comuni, naturali e sociali da sottrarre alle logiche di mercato: acqua, energia, mobilità, comunicazioni, abitare, istruzione, assistenza, sanità, beni culturali, spazi urbani e non.
  • Attraverso la restituzione dei beni comuni alla gestione pubblica, avviare il processo di progressiva riduzione della finanziarizzazione dell’economia a partire proprio dalle multinazionali dei servizi pubblici che, oltre a gestire in chiave privatistica (cioè con l’unico obiettivo di massimizzazione del profitto) servizi essenziali del vivere, sono ormai protagonisti di vere e proprie speculazioni finanziarie e dell’acquisto di partecipazioni in imprese in tutto il mondo, compresi i paesi poveri.
  • Nell’ottica di una politica attenta alla gestione e valorizzazione del territorio, riconoscere il ruolo centrale delle politiche agricole, capaci di incidere sui modi di produzione e consumo in agricoltura, ma non solo. L’agricoltura biologica rappresenta un modello che salvaguarda e valorizza le risorse, nel rispetto dell’ambiente, del benessere animale e della salute di chi consuma; un modello, quindi, capace di indirizzare in senso ecologico i comportamenti degli operatori e dei cittadini. In questo senso la filiera corta, anche attraverso il sostegno ai gruppi di acquisto legati al consumo dei prodotti biologici è il modello verso il quale le politiche regionali dovrebbero indirizzarsi, per sviluppare un confronto ampio tra il mondo della produzione e del consumo. L’Agricoltura biologica ha ormai consolidato l’intervento anche in campo sociale realizzando esperienze significative di Agricoltura Sociale. La Regione Lazio dovrebbe in tempi rapidi legiferare in materia e garantire l’uso delle terre pubbliche incolte alle esperienze di agricoltura biologica, sociale e ai giovani agricoltori.
  • Costruire reti di mobilità alternativa che ripropongano un vivere le città come beni comuni, nel rispetto della sicurezza dei cittadini (soprattutto quelli che per condizione o età vivono una mobilità più circoscritta ai luoghi di vita), dell’ambiente, del riequilibrio tra strade pedonali, percorsi ciclabili, vie di accesso ai borghi e ai quartieri e strade di scorrimento. Reti di mobilità, infine, orientate alla transizione dall’uso di mezzi privati all’uso di mezzi pubblici (dando la priorità alla riqualificazione della rete regionale del trasporto su rotaia che scoraggerebbe l’utilizzo del mezzo privato da parte delle decine di migliaia di pendolari, migliorandone le condizioni di vita), car-sharing e biciclette.
  • Riconoscere e valorizzare la microimpresa popolare, accompagnando i processi di emersione di lavoro irregolare, insicuro e sottopagato, eliminando forme sempre più diffuse di caporalato e ricostruendo le filiere laddove necessario.

D. Dalle nostre esperienze e competenze 12 proposte

Sembra opportuno richiamare 12 misure e interventi che in una logica innovativa vanno nella stessa direzione delle nostre esperienze e competenze acquisite, ma che possono anche costituire, una volta estese all’intero territorio laziale, un valido sostegno alle iniziative di economia realmente alternativa:

1)         Promozione dell’agricoltura urbana e della co-produzione, sull’esempio di molte città europee e non, affinché crescano spazi condivisidi generazione e promozione di legami sociali e culturali, in grado di creare situazioni di benessere psico-fisico e relazionale e al contempo occasioni per fare attività fisica e coltivare ortaggi adatti ad una sana alimentazione ( vedi esempio dei Jardins Partagés a Parigi o le esperienze della rete internazionale Urgenci).

2)         Promozione dell’agricoltura sociale, come nuova di sinergia tra agricoltura biologica rispettosa dell’ambiente e processi di integrazione sociale delle persone in condizione di svantaggio, in un ottica di costruzione di nuovo modello di welfare territoriale non assistenziale.

3)         Promozione e rilancio della piccola distribuzione. Molti Gruppi d’acquisto e reti di economia solidale locale privilegiano l’autorganizzazione nella distribuzione dei prodotti preferibilmente locali, anche sfusi, strutturando concrete esperienze di piccola e media distribuzione pure informali. Alcune di queste esperienze, oltre a ridurre sprechi e rifiuti, creano occupazione attraverso la realizzazione di servizi di trasporti di magazzino, di piccola trasformazione territoriale, i cui costi sono internalizzati nel prezzo finale e rimangono a livelli molto bassi rispetto a quelli del mercato.

4)         Promozione dei mercati locali e solidali e dei relativi spazi. Invertire la tendenza alla cementificazione, alla costruzione di megacentri commerciali e alla diffusione capillare della Grande Distribuzione Organizzata che sta uccidendo le piccole attività commerciali di prossimità. L’abitudine ad usare i mercati e gli ambulanti itineranti come canale d’acquisto per molti generi, alimentari e non, ha origine lontane nel tempo e resta diffuso in molte zone e città. Le informazioni disponibili sono limitate ad alcuni comuni, grazie ai dati raccolti per le elaborazioni dei piani del commercio, ma sono significative: il mercato per il settore della frutta e verdura ha quote di acquisti intorno al 20-25%, con punte, in alcuni comuni, di oltre il 30%. Anche per il vestiario la quota di acquisti che si dirige ai mercati risulta importante posizionandosi intorno al 10%, con valori superiori in alcune realtà e se si tiene conto della maglieria intima e dei tessuti. Questi spazi sono oggi a rischio desertificazione a seguito della capillarizzazione della Grande Distribuzione Organizzata ma rappresentano tuttora l’unico mercato di sbocco per quasi 151mila aziende locali. L’offerta di molti di questi spazi, di recente, è stata qualificata dalla crescente presenza di giovani artigiani, agricoltori biologici, operatori del riuso e del riciclo che rappresentano un’opportunità unica per rafforzare le produzioni locali e sostenibili.

5)         Comunità intelligenti: comunità solidali. Nel Decreto Crescita, all’art.20, il Governo Monti ha disegnato l’architettura tecnica, di governo e di processo per la gestione delle comunità intelligenti e dei servizi e dati da queste prodotte. Le comunità intelligenti prefigurate nel decreto sono partecipative, promuovono l’emersione di esigenze reali dal basso, l’innovazione sociale e prevedono meccanismi di partecipazione, inclusione sociale e efficienza delle risorse – attraverso il riuso e la circolazione delle migliori pratiche. Si propone di destinare parte delle risorse previste per le comunità intelligenti alle forme di democrazia partecipativa economica, ecologica e solidale sperimentate nelle Reti e nei Distretti di economia solidale già esistenti e nella loro moltiplicazione. Più in generale, si segnala l’emergere in varie regioni di leggi e misure amministrative che favoriscono le diverse attività che rispondono ai principi dell’economia alternativa e solidale e che si aggiungono alle leggi già in vigore, nel Trentino, in Toscana e nel Lazio; in Puglia, ad esempio, è in via di definizione un provvedimento che sostiene i GAS. Questi interventi, regionali e provinciali, da condividere con le reti operative in modalità ampiamente partecipata e trasversale, devono essere considerati prioritari in tutto il territorio nazionale, in quanto favoriscono la creazione di posti di lavoro in netta controtendenza con il sistema economico in balia delle crisi e possono contribuire a migliorare sia il rispetto dell’ambiente da parte dell’agricoltura e delle industrie, sia la qualità della vita delle popolazioni.

6)         La Regione dovrebbe impegnarsi ad ampliare ed estendere i suoi “Acquisti Verdi e Equi” privilegiando negli appalti pubblici,  al criterio del ribasso dei prezzi, quelli della qualità, dello sviluppo locale e della giustizia sociale, in modo da rendere concreto il sostegno ad ambiente,  salute, occupazione e lavoro dignitoso delle popolazioni laziali. Sono da includere i pasti bio-locali e con prodotti del commercio equo e solidale negli ospedali e strutture sanitarie.

7)         L’ Agenda XXI per le Reti di Economia solidale. Analogamente all’esperienza già condotta con il Public social and green procurement, nell’ambito dei percorsi e dei finanziamenti destinati alle Agende XXI locali, pur nel quadro della ristrutturazione di fondi comunitari, si potrebbero sperimentare strumenti premianti per le amministrazioni locali vicine a attive nei percorsi e soggetti di Economia Solidale già attivi. La strada suggerita è quella di iniziative premianti, anche dal punto di vista fiscale, per le Reti e i suoi protagonisti che le Autorità locali possano coprire attraverso percorsi ad hoc.

8)         Una politica solidale per le aree dismesse. Chiediamo la messa a disposizione di spazi o aree dismesse di proprietà pubblica o abbandonate dal privato, perché siano riqualificate e nuovamente utilizzate – come beni comuni – da realtà, reti e servizi legati all’economia solidale, oltre che per imprese che svolgono un attività a tutela dei beni comuni o che affrontano una transizione verso un modello ecologico e sociale qualitativo nelle proprie attività.

9)         Etichette “parlanti” per i prodotti locali e sostenibili. Sulla base di alcune ricerche svolte, ad esempio, nella Regione Toscana, sono state definite alcune linee guida per lo sviluppo di sistemi di etichettatura che possono essere utilizzati dai produttori in modo da orientare in maniera consapevole le scelte dei consumatori verso prodotti locali o a filiera controllata che contribuiscano alla riduzione delle emissioni in atmosfera e dei costi sociali collegati. Ricordiamo, inoltre, le esperienze di autocertificazione, di certificazione partecipata, di prezzo trasparente (Ad es. il Patto Adesso Pasta de “La Terra e il Cielo” ), come la riflessione sul prezzo sorgente che ha tangenzialmente toccato alcuni produttori che si ritrovano nella rete Genuino Clandestino. Particolare attenzione dovrebbe essere destinata a tavoli di confronto tra i diversi sistemi in modo da favorire la loro implementazione e la realizzazione di sistemi locali-pilota.

10)      Formazione alla riconversione produttiva. Chiediamo che vengano promossi, attraverso l’istituzione di un Fondo per la riconversione produttiva e altro-economica, percorsi formativi per lavoratori e cittadini in grado di fornire strumenti professionalizzanti per lo sviluppo di competenze trasversali nell’ambito delle produzioni ecologicamente e socialmente sostenibili. Promozione di tavoli di consultazione e pianificazione partecipata di stakeholder a livello locale che coinvolgano sindacati, forze produttive, organizzazioni sociali attive e amministrazioni pubbliche nel disegno di processi di riconversione produttiva ed energetica del tessuto locale e di recupero di aziende in crisi, attraverso l’utilizzo e l’implementazione di strumenti tra cui il CFI , Cooperazione Finanza Impresa, e il SEAP, Piano di Azione per l’Energia Sostenibile, promosso dalla Commissione Europea e attuabile a livello locale.

11)      Inclusione delle economie popolari nella gestione dei rifiuti urbani e dell’usato locale. La raccolta e la rivendita di beni e materiali recuperati dal flusso dei rifiuti urbani costituisce da sempre un ammortizzatore sociale naturale e unica occasione di reddito per ampie fasce della popolazione a rischio di marginalità economica e sociale e oggi, con la crisi, il fenomeno è in netta espansione. Il settore dell’usato locale impedisce inoltre che milioni di oggetti in buono stato finiscano in discarica, aggravando la crisi ambientale che la Regione Lazio sta da tempo attraversando. Con l’adozione di alcune misure, Questo settore potrebbe esprimere pienamente le sue potenzialità sociali, culturali, economiche e ambientali garantendo l’aumento della percentuale di raccolta differenziata dal 5% al 10% e l’inclusione sociale di migliaia di operatori, che della loro attività potrebbero così finalmente fare un vero progetto di vita.

La raccolta informale di questi beni presso i cassonetti stradali comporta oggi per i raccoglitori problemi igienico sanitari che potrebbero trovare soluzione grazie all’adozione di nuove forme d’approvvigionamento del settore dell’usato locale che abbiano come fulcro le isole ecologiche cittadine, dove organizzare la raccolta dei beni in buono stato, e il loro invio presso i Centri per la preparazione al riutilizzo per le operazioni di selezione, igienizzazione, stoccaggio ed eventuale riparazione. In questi nuovi Centri previsti dalla normativa italiana ed europea in materia di gestione dei rifiuti (D.lgs 205/2010 Art. 180-bis) i raccoglitori informali potrebbero veder riconosciute le loro competenze nella selezione di beni in buono stato, il mondo della cooperazione sociale sviluppare nuove linee d’intervento nella gestione dei rifiuti, il settore dell’usato locale nuovi canali per l’approvvigionamento con l’acquisto in stock di beni da rivendere attraverso le sue diversificate attività di vendita e la sua capillare presenza sul territorio.

A questo fine sono però indispensabili:

–        linee di finanziamento per ricerche ed indagini per l’analisi del fabbisogno regionale di Centri per la Preparazione al riutilizzo;

–        locali in disuso di proprietà pubblica per la realizzazione di questi Centri;

–        creare Aree di Libero Scambio non professionale come possibilità di reddito per soggetti a rischio di marginalità economica e sociale;

–        individuare, di concerto con le reti locali rappresentative del settore del Riutilizzo, misure di sostegno ai mercati dell’usato esistenti e regole certe per la concessione di nuove area mercatili.

12)      Promozione della finanza etica. Gran parte del mondo bancario e finanziario ha perso di vista il proprio scopo sociale, trasformandosi da un mezzo al servizio dell’economia e dell’insieme della società in un fine in sé stesso per fare soldi dai soldi. La finanza deve essere parte della soluzione, non del problema. In questo, come in altri ambiti, non parliamo più di iniziative residuali ma di un vero e proprio modello alternativo che si sta dimostrando per molti versi nettamente migliore del sistema finanziario tradizionale.

Chiediamo un duplice impegno della Regione Lazio nella promozione della finanza eticamente orientata e delle istituzioni finanziarie che sostengono le forme di AltraEconomia e partecipano alla sua costruzione:

–        che i servizi di tesoreria utilizzino in modo crescente e progressivo gli strumenti della finanza etica per i depositi e le operazioni correnti;

–        che – attraverso i canali della finanza etica – vengano creati fondi rotativi e fondi di garanzia a sostegno delle iniziative di altra economia e dell’occupazione giovanile in microimprese solidali.

 E. Strumenti istituzionali e partecipativi per promuovere AltraEconomia

 Abbiamo già affermato che per noi promuovere e sostenere AltraEconomia significa intervenire in modo trasversale nelle politiche che la Regione intende attuare sulle priorità di programma attraverso gli strumenti di governo già previsti e in altri che intenderà adottare.

Chiediamo perciò che la nuova Giunta Regionale individui – congiuntamente alle realtà che promuovono questo documento – modalità permanenti di partecipazione attraverso le quali individuare, co-progettare  e monitorare gli interventi di altra economia che possano concorrere alla realizzazione degli obiettivi di programma della Giunta stessa.

A questo fine proponiamo che:

  1. venga mantenuta una forma di delega all’AltraEconomia e agli stili di vita consapevoli, che dia seguito alla legge dell’Altreconomia approvata nell’anno 2009 e mai applicata e che funga da punto di riferimento funzionale e continuativo di comunicazione reciproca;
  2. che si individuino congiuntamente modalità e strumenti istituzionali attraverso i quali tale delega possa essere efficace nella sua azione, non venga collegata all’interno di un singolo assessorato ma sia attribuita nell’ambito delle deleghe della Presidenza della Giunta Regionale e dotata di uno strumento in grado di garantirne l’operatività (gruppo interassessorile integrato da consiglieri?, consulta?);
  3. che si individuino modalità e canali attraverso i quali allargare la partecipazione dei cittadini e delle cittadine ai processi di altraeconomia, per far conoscere e sperimentare modalità di autoorganizzazione nel campo del consumo e della produzione e nella proposta di nuove iniziative di comunità.
  4. che, all’interno del bilancio regionale, venga annualmente individuato un fondo al sostegno dell’AltraEconomia da riservare a bandi per l’attuazione di interventi che concorrano all’attuazione di politiche negli ambiti previsti dalle diverse competenze assessorili con particolare riguardo alle proposte contenute in questo documento.

 Adesioni:

 Laboratorio Urbano Reset (Ass. A Sud, Ass. La Strada, Ass. Nuova Bauhaus, Ass. Reorient, Solidarius Italia, Energetica soc.coop., FairWatch, Occhio del Riciclone, TERRE coop., Laboratorio Itinerante della decrescita, Comune-info, Ciclofficina Nomade Gazometro), Equorete, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Coordinamento Soci Banca Etica Lazio, Sbilanciamoci!, Lunaria, CNCA Lazio, Coop Agricoltura Capodarco, Equobio, Legambiente Lazio, Cantieri Comuni, Binario Etico, Slogin Soc. Coop, Ailicos, Mag Roma, Bottega Domus equa, Bottega il Fiore, Bottega capo Horn, Botteghe Com.e.s, Bottega Equovadis , Gas Laurentina, Gas Testaccio Meticcio , Gas veg(etari)ano LasVeGas Artigiane Lucha y Siesta, Rete ONU coord Lazio, Terre Madri, Circolo culturale il cerco…piteco Asse Gas Panacea, Centro Culturale Michele Testa, Critical Shirts, GASPALEON, Bottega Tienda Solidal – coop. soc., Associazione Culturale Altrevie , Arci di Rieti, AssoBotteghe, Api Operose Bis bis, Orti Urbani Garbatella, Gasper-San Lorenzo, Ass. Innovazione sostenibile, Attac Italia- Gas San Basilio, Gas torpignattara, Gastura, M.Y.R.A/Un mondo di bellezza, coop equazione, Pangea Niete troppo , Gasquilino, Gasotto, Crap Roma, Gas bio Bordoni, Zona Rischio.

Per aderire al documento inviare una mail a lab.urb.reset@gmail.com